Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme.

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.

Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto. il sole?

Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà. Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna. Tutti i fiumi vanno al mare, eppure il mare non è mai pieno: raggiunta la loro mèta, i fiumi riprendono la loro marcia. Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Non si sazia l’occhio di guardare né mai l’orecchio è sazio di udire. Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è nientedi nuovo sotto il sole.

C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questa è una novità»?

Proprio questa è gia stata nei secoli che ci hanno preceduto. Non resta più ricordo degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso coloro che verranno in seguito. Io, Qoèlet, sono stato re d’Israele in Gerusalemme. Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. E’ questa una occupazione penosa che Dio ha imposto, agli uomini, perché in essa fatichino. Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento. Ciò che è storto non si può raddrizzare e quel che manca non si può contare.

Pensavo e dicevo fra me: «Ecco, io ho avuto una sapienza superiore e più vasta di quella che ebbero quanti regnarono prima di me in Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza».

Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perché chi accresce il sapere, aumenta il dolore.

Più che una conferenza, questa che si è tenuta all’UniAleph, sembra un accorato ultimo appello all’intera comunità italiana perché si renda conto che il popolo, il territorio e la sovranità sono sotto attacco. L’Italia è stata tradita dalla propria classe dirigente e la Carta Costituzionale è il solo faro da seguire per la rinascita della Nazione. Vengono messe sotto accusa le istanze liberiste, le quali convogliano enormi ricchezze nelle mani di pochi condannando i molti all’indigenza: sta accadendo all’Italia quello che è già successo alla Grecia.
Per questo motivo dobbiamo rivolgere i nostri sforzi collettivi al bene pubblico. Il filo conduttore che lega in modo dominante i vari interventi riporta l’attenzione sul ritrovare l’unità nazionale. I relatori lanciano a più riprese un pesante atto di accusa al sistema monetario e giuridico europeo, reo di distruggere l’economia italiana ed il suo stato di diritto, che ci ha visti costretti a chiedere in prestito il denaro alle banche aumentando così a dismisura il debito pubblico, saldamente nelle mani di entità finanziarie sovranazionali dedite alla speculazione. Serve agire in fretta per evitare l’irreversibile. Come si legano temi tanto diversi come salute e democrazia, fisica e storia, finanza e psicologia, informatica e diritto? Su Byoblu cinque relatori di grande spessore vi accompagneranno in un cammino che metterà in discussione le certezze che credevate di avere.

Guido Grossi, protagonista su Byoblu del video “Il furto del debito pubblico, spiegato bene” che ha ottenuto già oltre settecentomila visualizzazioni e scatenato fiumi di polemiche, oggi nella sua intervista di esordio con Claudio Messora nella quale, dati e grafici alla mano, dimostra come siamo tutti ostaggi della follia economica, proponendo però una via d’uscita.


Scendiamo nuovamente nell’arena !!!

HANGERS FONDATORI! PER CELEBRARE L’USCITA DEL SECONDO ATTESISSIMO VOLUME ECCO IL VOSTRO NOME SCOLPITO ANCHE SUL SECONDO EPISODIO. VE LO SIETE MERITATO.

Intorno al XIII secolo Ife era la capitale di uno Stato che durante il XV secolo fu conquistato e assorbita dal re del Benin; rimase come luogo santo e cuore spirituale venerato dagli Yoruba. Patria di alcune delle più rilevanti creazioni dell’arte africana, fiorì come città-stato cosmopolita, ricca e potente, centro di commercio proiettato ben oltre i confini della regione, consentendo all’intera zona di divenire importantissima non solo per l’economia, ma anche per l’arte.

Secondo gli yoruba, la città di Ife era il centro della creazione del mondo e di tutte le specie animali e vegetali. In essa, ai confini tra la storia concreta di ogni giorno e il mondo fantastico delle divinità, venivano venerati i frutteti sacri, ritagliati dai boschi vicini.

Alcuni degli antichi santuari della città sono tuttora frequentati e tracce dei riti dedicati a certe divinità venerate 10 secoli fa sono ancora rinvenibili nelle cerimonie odierne.

Molti dei resti della loro civiltà sono stati rinvenuti nel 1910 grazie agli scavi condotti dal tedesco Leo Frobenius effettuati a Ore Grove vicino alla città. I resti facevano pensare ad una colonia greca; Inizialmente, Frobenius credette di aver scoperto i resti della celebre Atlantide. Poi, osservando la sorprendente raffinatezza degli oggetti ritrovati, fu costretto a ricredersi: quell’arte non poteva essere frutto di una civiltà “arretrata”.