\m/ IL CALENDARIO DEL BAGIGIO MISTICO \m/

Il calendario astrologico del Bagigio Mistico comprende 13 pagine a colori, è un viaggio attraverso lo spirito dell’ anno e viene prodotto in tiratura limitata.

Quando ho fatto il primo calendario del Bagigio Mistico era il 2015. Ero appena tornato da un annetto meditativo, Luxor aveva appena tre mesi con già quell’ espressione da “petrusello” scolpita sul muso. Ho messo davvero tanta passione sul mio primo calendario, sono veramente contento che sia piaciuto molto al pubblico. Un ringraziamento doveroso devo farlo ad Alchimia Urbana, mi ha ispirato molto e mi ha dato l’idea di associare gli astri alle stagioni.

01_copertina
02_gennaio03_febbraio04_marzo
05_aprile06_maggio07_giugno
08_luglio09_agosto10_settembre
11_ottobre12_novembre13_dicembre

Il secondo anno sinceramente non avevo molti cazzi di farne un altro; ma poi nel mese di Dicembre un nutrito gruppo di amici ha espresso la volontà di avere appeso a casa il Calendario del Bagigo anche per l’anno successivo. Ovviamente un calendario astrologico necessita di più di pochi giorni di lavoro, per questo motivo ho deciso di farne uno fotografico. Luxor figura solo ad Ottobre, mese in cui è nato; insieme a lui sfilano nell’arco dell’anno i suoi amici, sia bipedi che quadrupedi.

Non so se continuerò a fare calendari, anche se alla fine ammetto di averci preso gusto. Veniamo a quello del 2017. Memore di quanto sia bello fare le cose con tranquillità e passione sono tornato alle origini, infatti quest’anno abbiamo voluto fare gli sborroni con alcune aggiunte avvolte in una grafica stilizzata ed accattivante. L’aggiunta maggiore è la sezione dell’ Oracolo del Bagigio Mistico incui Luxor ci darà dei consigli su come affrontare il mese in corso nel modo giusto. Compare per la prima volta la voce personaggi famosi e un cavaliere dello zodiaco omaggio.


Dal piccolo pertugio presente nel mio candido essere, malsana la mente vuole dar vita al pensiero, il pensiero pratico di una formica che vuol parlare di elefanti. Ciò che luccica attrae la golosa gazza, e dalla limitatezza della mia umana condizione riempirò queste pagine del mio personale contributo alla divulgazione di quella grande figura chiamata Marsilio Ficino, l’atto è quello di introdurre alle opere e al grande contributo dato all’ umanità da costui, faro indelebile nel tempo e nello spazio.

Il libro contiene una breve introduzione alla vita e alle opere del Ficino; vi troveremo alcune parti selezionate del Pimandro di Ermete tradotte da Marsilio, le orazioni ed i primi capitoli del libro dell’amore e tutto il trattato astrologico detto libro del sole.

AGGIORNAMENTO 2017

Continua il loop del tempo, come di consueto in questo periodo siamo chiamati ad eliminare il vecchio e cominciare a tessere la tela dei progetti futuri. Tempi duri ci attendono e contribuiranno a tirare fuori il meglio di noi, non mi resta che augurarvi un anno da lupi, sbranate pure le pecore, nessun timore la strada è ancora lunga è c’è bisogno di molta consapevolezza per affrontare le trappole che ci sono state tese lungo il cammino. La differenza tra chi ha un anima e chi l’ha dimenticata nello spazio tempo aumenteranno sempre di più, ricordate che le divisioni e la confusione sono le armi del signore degli inganni; non pensate troppo a cosa fare, fatelo e basta, seguite il vostro cuore a mente sgombra ed imparate a riconoscere i vostri fratelli.  Vi auguro ogni bene.

A/G/P+LuXoR

SANTA SABIDA

Antica come l’ acqua, venerata con devozione in tutto il Friuli e non solo, misteriosa e senza volto, senza memoria ne ricordi nei calendari, assente nelle iconografie ufficiali ma viva nella nostra religiosità fin dagli albori.

DOCUMENTO

CRONACHE DA SPILIMBERGO

Il tempo è circolare, esso presuppone per l’umanità tutta un loop evolutivo che, esaminando ciò che chiamiamo passato, dovrebbe portarci ad un aumento di consapevolezza e a nuovi step della realtà evolutiva. Dando per scontato l’illusione del tempo, potremmo arrivare a dire che passato, presente e futuro sono sulla stessa asse e vengono vissuti da anima nel medesimo momento, questo spiegherebbe l’odioso ripetersi della stessa realtà.
Mentre il clero ed i signori locali accumulano derrate nei propri magazzini in quantità tale da farle persino andare a male, Roberto da Spilimbergo nel 1500 ci racconta con le sue cronache quanto segue:

Nel 1528 del mese de april comenzò la crudelissima caristia e la gran mortalità tra de fame e de petecche. […] A Fanna nemoritte da 600 anime, a Sequals, Colt, Solimbergo e Barbean più della mittà per villa e tutti e la maior parte de fame. Un povero mangiò una coradella d’un can ch’era stà buttato appresso il zuccul del fossal, il qual stette tre dì e più morto e puzzava. Il povero era de Spilimbergo se chiamava Tachusut. Era alle fiate innanzi le porte de le case de un de li Consorti de Spilimbergo, che io li numerai, a cercar per l’amor di Dio 180 in una sola fiata e concorreva in tutte le ville circumvicine e più de quelli de Claut e Cimolais e lì intorno e di Asio e altri lochi. Se ne trovava spessisime fiate la mattina morti per le stalle, che la notte erino andati a dormir. In la nostra stalla ne fu trovato due, in le stalle de quelli de Ser Hector ne fu trovato tre, in le stalle de li Ostieri non so quanti. In le stalle de Messer Troilo due sotto il portico sotto una botte, de Messer Adoardo due e assai sotto li portici pubblici ove dormivano e tutte le volte era una pena sentirli urlar e gemer: erano afflitti in lo volto che pareva morti, non potevano andar e similiter de li nostri de Spilimbergo morivano. […] Era una grandissima quantità de poveri in Spilimbergo e massime delle montagne cioè verso Asio e Tramonti e Claut, per modo che non era possibile substentar tanti, ita che ne moriva in Spilimbergo ogni zorno e mangiava herbe e torsi di verze e si faceva elemosine che tutti correvan per tor de li torsi de verze che mangiavan crudi come il bestiame e ne fusse pur stati. […]

Roberto de’ signori di Spilimbergo, Cronaca de’ suoi tempi dal 1499 al 1540, a cura di Vincenzo Joppi, nozze Serravallo – De Concina, Udine 1884, pp. 15-17.

« Tu eri un modello di perfezione,
pieno di sapienza,
perfetto in bellezza.
Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa;
io ti posi sul monte santo di Dio,
e camminavi in mezzo a pietre di fuoco.
Perfetto tu eri nella tua condotta,
da quando sei stato creato,
finché fu trovata in te l’iniquità.
Crescendo i tuoi commerci
ti sei riempito di violenza e di peccati;
io ti ho scacciato dal monte di Dio
e ti ho fatto perire, cherubino protettore,
in mezzo alle pietre di fuoco. »

Inaugurazione integrale: Qui

“Bruciate servi di satana e ringraziate che questo mondo è pieno di schiavi rincoglioniti perchè solo in queste lande è concesso campare sulla stupidità della gente.”

Nascono come funghi, si riproducono come conigli, molto spesso scrivono libri e hanno dietro almeno un editore; alcuni di loro si spingono sino a vendere cimeli ed affini sulle loro pagine ricche di spirito. Si definiscono Operatori di Luce, usano belle parole ed ovviamente la loro missione è aiutare il prossimo, nei loro libri scrivono di crescita spirituale, di amore, di aiuto al prossimo. Ovviamente aiutarvi è la loro missione, lo scopo della loro vita, traboccano di belle parole e buoni propositi; il tutto per chiedervi 70 euro per un ora su skipe, 150 euro per un tema natale, soldi per partecipare ai loro comizi, soldi per andare il week end con loro a raddrizzare banane col culo. Diffidate di chi vi chiede denaro e nel contempo parla di spiritualità.

246
” La croce ch’è sul Golgota, se non si erige in te pure,
non ti potrà disciogliere dalle potenze oscure.”
Silesio

Per cause maggiori oggi mi sento in dovere di parlare della preghiera, nonchè di quella pratica che accomuna tutte le religioni. Essa consiste nel rivolgersi alla dimensione del sacro con la parola o con il pensiero. Ieri sera prima di coricarmi mi è capitato in mano il Vangelo di quando andavo alle elementari, non a caso per colpa del medesimo mi ritrovo qui a digitare davanti al computer. Ho letto giusto alcune pagine per fermarmi ad un passo che ha completamente catturato ogni mia attenzione, al quale non mi sento di aggiungere altro; parlo di Matteo capitolo 6, versetti 5 – 6 – 7 – 8. La preghiera appunto.

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando poi non sprecare parole come i pagani, i quali credono di venir ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perchè il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.

Per concludere questa piccola riflessione utilizzerò uno stralcio dal libro Il custode grigio dalle cronache di Aish Jadar.

27 Gennaio 2314
Mio caro diario mi riesce difficile esternare la felicità che mi porta il riaverti tra le mie mani.
Questo breve periodo di isolamento mi ha aiutato a comprendere definitivamente cos’è il vero perdono. Grazie a questa acquisizione sono giunto finalmente a comprendere l’ultima parte dell’ Alkeast, la preghiera. Mentre ero sulle montagne, una notte Luxor si è messo ad ululare alla luna, in posizione eretta verticalizzava la propia energia, pregava, quasi in uno stato di ipnosi. Tutto mi parve chiaro, fu il classico fulmine a ciel sereno, subito collegai le dottrine immanentiste della Dama Bianca, la preghiera è l’ intima chiave di tutto. La più grande disperazione che possa travolgere un uomo dei miei tempi, è quella di ritrovarsi a pensare che vivere rettamente sia inutile, mi pare così strano che la precarietà di questa esistenza illusoria mi abbia aperto gli occhi del cuore sulla preghiera solo adesso, forse pregare è come bussare alla porta del cuore, incontrare il Divino, incontrarlo davvero, senza intermediazioni. Accedere dunque ad uno stato di potenza e non di potere. Pregare è semplicemente aprire il proprio cuore, favole e canzoni lo suggeriscono in ogni epoca, ma riuscire in quest’ opera per me non è stato per nulla facile.

lux

LUX IL BAGIGIO MISTICO

Molti anni orsono vi fù una stupida guerra,
per stupidi motivi come gli uomini solgono fare.
Molti corpi giacciono come fiori dimenticati in serra,
tra menti appassite vè ancora un uomo che sogna il mare.

Con la schiena appoggiata ad una grande quercia, giace lo stanco guerriero,
è ferito e prova dolore per i suoi simili che hanno qui trovato la morte.
Soffia un timido vento ed il velo si squarcia, dalla luce nasce il cucciolo del mistero,
con le orecchie a punta e il pelo irto e nero una striscetta bianca sfida la sorte.

Dimmi guerriero dove son i tuoi genitori? Ulula il lupo.
L’uomo guarda la terra lorda di sangue, poi alza lo sguardo al cielo cupo.
Ho fatto del cielo e della terra i miei genitori risponde il guerriero,
Bravo ! Bravo ! Ulula saltando il lupo nero.

E la tua casa dov’è? Chiede il cucciolo di lupo inclinando il dolce musetto,
l’uomo guarda le propie mani e pensa al tempo passato ed al suo effetto.
Io sono consapevole e questa è la mia casa risponde il guerriero,
Bene ! Bene ! Ulula saltando il lupo nero.

Il lupo scondinzola, si chiama Lux e può concedere poteri divini ad un cuore puro,
il guarriero sà di non aver davanti uno straniero, eppure sembra un lupo tutto nero!
Orsù dimmi qual’è il potere che brami ed io te lo concederò,
l’uomo astuto pensa bene la sua risposta, si è l’onestà ciò che ti chiederò!

Il cucciolo di lupo gira in cerchio, Bravo ! Bravo guerriero questo è parlare,
oltre al noncurante nemico hai sconfitto anche quell’ ego maledetto.
Il guerriero si alza in piedi, grazie Lux ora è tempo ti tornare al mare,
non dimenticherò mai le tue buffe orecchie a punta e quel dolce musetto.

Alfredo Giorgio Parisi

I molti sono adorabili,
L’ uno lo è per i molti.

Saturno è un Sole ancorato,
Il Sole è un Saturno dinamico.

Tu sei il Sole che illumina,
Io sono il Sole che scalda.

Lo spazio è infinito,
Il mio Amore per te,
E’ incondizionato.

Alfredo Giorgio Parisi – VeremarØ –

Un uomo rachitico seminudo, seduto sulle ginocchia recitava una litania pregna di dolore, strofinando spasmodicamente delle pietruzze fra le mani.
Dal suo copricapo ricavato da un cranio di cervo, boccoli di capelli scuri scendevano disegualmente fin le spalle. Il mago lo raggiunse, ma il suo lupo lo precedette celebrando allo strano individuo vigorose leccate, interrompendone la di lui trance mistica. L’ uomo aprì la bocca e ne uscì un liquido verdastro, poi guardando il mago e puntandogli il dito esordì.
<<Tu! Conosci il nero ceppo luogo di divinazione, luogo pauroso, nero cammino, nero gioco cui prendon parte i vecchi!>> Sbraitando con occhi accesi, <<Nero sempre in movimento, nero martello risonante, nero luogo che toglie le forze ai grandi sciamani e che dei cattivi prende la testa.>> Salivando copiosamente a destra e a manca, <<Tu hai visto! Verde vallata creata dal verde, piccolo campo con giovani boschetti, vallata verde, verdeggiante!>> Concluse quasi strozzandosi.
Il mago aprofittò della pausa forzata per intervenire.
<<Calmati fratello, tutto questo fervore non ti giova.>>
Non ebbe tempo di fare altre riflessioni che il mistico riprese a vaneggiare ancor con più grinta e fervore di prima.
<<Nera sabbia, neri dirupi nere rane brulicanti! Tu ci sei stato! Tu hai visto! Polveroso ribollente lago nero, inferno gorgogliante!>>
Alzandosi cominciò a cantare a squarciagola, <<Nero fiume agitato, nero mare vorticoso, pallidi mostri divoratori, tu ci sei stato ed hai fatto ritorno.>> Quasi ululando, che perfino il lupo del mago ormai correva agitato quà e là non capendo cosa stesse accadendo, lo sciamano continuò la sua personale cerimonia gettandosi ora in ginocchio.
<<Risplendano i tuoi occhi stellati! Tu sei saggio come il libro della saggezza, riposati presso il tuo ombroso albero sciamanico.>> E così dicendo, ripresosi un pò e sopraggiunto un leggero contegno, invitò il suo nuovo ospite a sedersi, offrendoli un pò di vino mielato. Il mago fece per aprire bocca ma lo sciamano lo zittì infilandovi con un dito un blocco di resina, indefinito e verdastro.
<<Sei stato negli inferi, sei fortunato ad avermi incontrato, io ti purificherò affinchè gli angeli possano tornare a parlarti.>> Disse con voce sorda lo sciamano cominciando a muovere ritmicalmente la testa, ponendo il suo sguardo ai mondi superiori.
<<A me orbo date gli occhi! A me sordo fate dono dell’ udito!>> Urlava lo sciamano, poi di colpo cadde in silenzio, come ad ascoltare un qualcosa che solo lui poteva sentire, riprese con foga dando pedate e dimenandosi come un ossesso, <<Orsù, sollevati, mostrati fino alla sottile cintura!>>
Di colpo il mago fu scosso da tremori e si accasciò colpito da forti conati di vomito, <<Se tu mi conosci vattene! Non ostacolarmi!>> A quelle parole uscì dalla bocca del mago una nefasta creatura con ali da pipistrello e un sol occhio al centro del peloso corpo sferico, il mago svenne quasi immediatamente.
La materia divenne colore ed il suo corpo di luce abbandonò quello fatto di carne, tutto si perse nell’ etere, viaggiando come fosse trasportato dal vento, in balia dei flutti si trovò a vagare per lande primordiali. Galleggiando tra arbusti e scogli rocciosi, come una nebbia che tutto attraversa, vide un opossum che scrutava attento l’ orizzonte. Avvicinandosi al marsupiale il mago tentò di attraversarlo ma si ritrovò prigioniero dentro ad un corpicino dalle zampette pensili, percepì la presenza di un altro essere, si fece fondamento nel suo pensiero l’ eventualità di aver arbitrariamente preso possesso di quel corpo e di doverlo ora coabitare, per poco non scivolò dal ramo.
Il mago finalmente trovò l’equilibrio necessario per domarsi e dominare. Si fermò sulle rive di un lago, avvicinandosi e specchiandosi sulle cristalline acque vide il suo musetto biancastro, il nasino umidiccio, distolse un attimo lo sguardo ponendolo sulle sue unghie artigliate.
All’ improvviso le acque si oscurarono al calare di un ombra nera. Il mago opossum sgranò gli occhietti vedendo riflessa nell’ acqua la figura di una grossa pantera, non ebbe tempo di far nulla che una pesante zampa piombò immobilizzandolo, spaventato l’animaletto comiciò a graffiare tutt’ attorno quando come un fulmine a ciel sereno nella sua mente entrò una voce.
Quando riaprì gli occhi si ritrovò disteso su delle pelli puzzolenti e con un acre sapore in bocca, il tutto condito da un leggero senso di giramento, a pochi metri il suo lupo correva saltellando con un serpente fra le fauci, lo sciamano subito dietro lo rincorreva imprecando. Ormai era giunto il giorno, una temeraria brezzolina trasportava dolci fragranze fluoreali, per un momento il mago credette di trovarsi ancora in un mondo fantastico ove tutto è possibile.
Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia, perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta dicevano i vecchi maestri, il mago si alzò in piedi riempiendo i polmoni di linfa mattutina pronto ad una nuova giornata sulla terra.

I Benandanti (alla lettera significante “buoni camminatori”) erano gli appartenenti ad un culto pagano-sciamanico contadino basato sulla fertilità della terra diffuso in Friuli attorno al XVI – XVII secolo.